Network
Pubblica i tuoi prodotti
Come migliorare la qualità dell'aria delle nostre città?
di Redazione Edilportale

Come migliorare la qualità dell'aria delle nostre città?

Una panoramica sulla forestazione urbana con case study e indicazioni progettuali. Le aree verdi contrastano l’inquinamento, rallentano il riscaldamento globale e riducono i consumi energetici, le isole di calore e il rischio di allagamenti

Vedi Aggiornamento del 20/11/2024
European Green Capital Award | LAHTI: Winning city 2021©https://greenlahti.fi/en
European Green Capital Award | LAHTI: Winning city 2021©https://greenlahti.fi/en
di Redazione Edilportale
Vedi Aggiornamento del 20/11/2024
edilportale+
30/08/2022 - Le città oggi sono responsabili del consumo di tre quarti delle risorse naturali e di più del 70% delle emissioni globali di CO2. Si stima che entro il 2050 circa 2 miliardi e mezzo di persone si trasferiranno in città, con un conseguente aumento del consumo di risorse naturali che potrebbe arrivare anche fino al 125%. (1)
 
Tra le soluzioni capaci di rallentare il riscaldamento globale, di ridurre i consumi energetici, il rischio allagamenti e delle isole di calore, di rigenerare gli spazi urbani e pulire dalle polveri sottili l’aria che respiriamo, sono particolarmente efficaci quelle basate sulla natura: le nature-based solutions, come la forestazione urbana e peri-urbana.
 
Introdurre aree verdi nella città vuol dire creare veri e propri polmoni verdi pulsanti che contribuiscono alla salute di tutti noi, ridurre lo squilibrio tra ambiente e sviluppo urbano ed aumentare la resilienza delle nostre città.
 
Le linee guide della FAO definiscono le foreste urbane come la “colonna vertebrale” delle infrastrutture verdi, in grado di collegare le aree rurali con quelle urbane. I benefici raggiunti sono sia di tipo ambientale, come la riduzione dell’inquinamento atmosferico, la mitigazione microclima e la tutela delle biodiversità, che socio-economici, come la salute e il benessere, il miglioramento estetico delle nostre città e il risparmio energetico.
 

Esempi di forestazione urbana dal mondo

Nel mondo ci sono case study che sono dei veri e propri esempi di good practices, come Vitoria-Gasteiz, in Spagna, la città che nel 2012 è stata la vincitrice del premio European Green Capital.
 
Nel libro Urban Forests Case Studies (2) vengono presentati 12 case history di città statunitensi (Atlanta, Austin, Baltimora, Denver, Detroit, Indianapolis, Milwaukee, Filadelfia, Portland, Sacramento, Seattle e Washington, DC) che hanno iniziato e stanno continuando ad investire nella forestazione urbana per raccogliere benefici futuri. Sì, perché la forestazione urbana è un progetto di investimento pubblico per la realizzazione di un’infrastruttura, in questo caso verde, che, a differenza dei “tradizionali” interventi come la costruzione di strade, reti impiantistiche ed edifici, ha un minore costo iniziale ma un maggiore vantaggio a lungo termine.
 
Dal sito della FAO è possibile visionare e scaricare il libro Forests and Sustainable Cities: Inspiring stories from around the world (3) che racconta storie e casi provenienti da tutto il mondo.
 
Rimanendo nei confini nazionali, come non citare ForestaMI: il progetto a scala metropolitana che prevede la messa a dimora di 3 milioni di alberi entro il 2030.
 
La forestazione urbana sta diventando sempre più un tema cruciale anche nel dibattito politico, infatti, lo scorso aprile è stato pubblicato dal Ministero della Transizione Ecologica il bando da 330 milioni di euro di risorse PNRR per la messa a dimora di 6,6 milioni di alberi entro il 2024. Questo avviso dà attuazione al Piano di forestazione urbana ed extraurbana approvato nel novembre 2021.
 

Forestazione urbana cos’è e come funziona

Ma come è composta una foresta urbana? Boschi e superfici boscate periurbane, parchi e boschi urbani, piccoli parchi di quartiere, giardini privati e spazi verdi, alberature stradali, delle piazze, dei viali, così come altri spazi verdi con presenze arboree (scarpate, muri verdi di sostegno, golene, cimiteri, orti botanici, terreni agricoli, ecc.) concorrono alla formazione di questa infrastruttura verde.
 
In che modo la vegetazione, quindi la foresta urbana, ha effetto sulla qualità dell'aria?
 
Una risposta esaustiva è fornita dalle linee guida n.3: “Effetto delle foreste urbane sulla qualità dell’aria e principali inquinanti in ambiente urbano” del progetto Qualiviva promosso e finanziato dal Mipaaf, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
 
Secondo quanto si legge nel documento, “gli alberi in città influenzano l’inquinamento dell’aria attraverso due importanti processi:
 
- Direttamente, attraverso la deposizione secca con la quale gli inquinanti atmosferici (sia gassosi che particellari) possono essere rimossi dall’aria. La vegetazione può ridurre le quantità di polveri dall’aria sia intrappolandole sulla superficie fogliare, sia direzionandole al terreno durante la pioggia. I gas vengono invece assorbiti a livello stomatico e, una volta dentro le foglie, si diffondono negli spazi intercellulari per formare altri composti o reagire con le superfici interne della foglia (Smith 1984, 1990). La deposizione di inquinanti è maggiore sulle piante arboree rispetto alla vegetazione arbustiva ed erbacea (Fowler et al. 1989) in quanto dotate di una maggiore area fogliare.
 
- Indirettamente, attraverso il raffreddamento dell’ambiente e quindi il rallentamento del processo di formazione dello smog (Akbari 2002). Le piante possono ridurre la temperatura dell’aria attraverso l’ombreggiamento diretto e l’evapotraspirazione, riducendo così, in estate, le emissioni di inquinanti che derivano dal processo di generazione dell’energia necessaria per raffreddare l’aria (es. condizionatori). Inoltre, ridotte temperature possono rallentare le reazioni chimiche che producono inquinanti secondari (Taha 1996; Nowak et al. 2000)”.
 

Forestazione urbana: indicazioni progettuali

Quali sono dunque le specie arboree più idonee a rimuovere l’inquinamento?
 
La principale caratteristica da valutare per le piante da scegliere in ambito urbano è la loro risposta agli stress a cui sono sottoposte (fattori sociali, spazio di suolo e aereo limitati, inquinamento del suolo e dell’aria, carenza di macro- e micro-elementi nutrizionali, vento e siccità).
 
“Rispetto all’inquinamento atmosferico, si legge nella guida, i principali parametri da considerare per la scelta delle specie sono:
- le fonti principali di inquinanti;
- i fattori meteorologici, quali la direzione del vento e le precipitazioni;
- gli scopi della strategia di riduzione dell’inquinamento nonché, proprio in funzione di quest’ultima, l’età e le dimensioni raggiungibili dalle singole specie.
 
Nessuna specie si può considerare assolutamente resistente all’inquinamento. La resistenza è sempre relativa e dipende da:
- il tipo di inquinante, la sua concentrazione e la durata dell’esposizione (dose);
- la fase di sviluppo della pianta (età, stagione, condizioni generali di salute), e l’età fisiologica delle foglie;
- le condizioni di crescita (suolo, clima, elementi nutrizionali);
- la locazione (distanza dal suolo, schermatura da parte di edifici o piante).”
 
La guida non fornisce liste o classifiche di specie al fine di evitare integralismi e considerazioni basate esclusivamente su di un singolo fattore come la tolleranza o la capacità di rimozione di un inquinante o l’idoneità maggiore o minore ad un determinato ambiente inquinato. Fornisce invece indicazioni più generali come alcune macro caratteristiche comuni a più specie che sono favorevoli a mitigare gli effetti di uno o più inquinanti atmosferici, che vengono riportate di seguito:
 
“- un albero piantato in prossimità della sorgente dell’inquinante può essere più efficace nel mitigare l’inquinamento;
- le piante sempreverdi hanno (generalmente) una maggiore efficienza per la durata superiore del fogliame;
- specie con foglie dotate di elevata area fogliare totale sono più efficienti;
- tra le latifoglie sono preferibili specie che hanno una foliazione precoce ed una loro caduta autunnale ritardata, che sono cioè dotate di una prolungata stagione vegetativa;
- alberi di grandi dimensioni e in buono stato di salute rimuovono più inquinamento di alberi piccoli;
- gli alberi che crescono più velocemente sono più efficienti, anche se anche la longevità della specie è importante perché consente di ritenere più a lungo l’inquinante sequestrato;
- le caratteristiche delle foglie influenzano la deposizione degli inquinanti sulla loro superficie;
- se una pianta è sensibile a un certo tipo di inquinante, non può essere usata vicino alla fonte di tale sostanza;
- gli alberi con un alto tasso di emissione di VOC e di polline dovrebbero essere evitate.”
 

(1) Dal rapporto dell’International Resource Panel, istituito dall’Onu nell’ambito del Programma per l’Ambiente (Unep).
(2) American Forests. 2012. Urban Forests Case Studies: Challenges, Potential and Success in a Dozen Cities
(3) FAO - Food and Agriculture Organization of the United Nations. 2018

 
Le più lette