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Equo compenso e BIM: le modifiche del Correttivo Appalti non convincono

Equo compenso e BIM: le modifiche del Correttivo Appalti non convincono

Professionisti e imprese in audizione critici anche su concorsi di progettazione, appalto integrato, revisione dei prezzi, soglie e accordi quadro

Vedi Aggiornamento del 16/01/2025
Correttivo Appalti - Foto: prasitthongdee 123RF.com
Correttivo Appalti - Foto: prasitthongdee 123RF.com
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 16/01/2025
28/11/2024 - Il Correttivo Appalti è stato messo a punto dal Governo lo scorso ottobre per risolvere le problematiche e i dubbi riscontrati nell’applicazione del Codice dei Contratti pubblici varato nel 2023.
 
Il testo del Correttivo Appalti si trova ora all’esame del Parlamento e martedì sono iniziate le audizioni in Commissione Ambiente del Senato.
 
Secondo i professionisti e le imprese, intervenuti per dare un giudizio sulle modifiche in arrivo, il Correttivo Appalti presenta molte criticità, che potrebbero diventare un’opportunità di miglioramento.
 
Equo compenso, revisione dei prezzi, trasparenza del mercato, digitalizzazione e accordi quadro sono alcuni degli argomenti affrontati.
 

Equo compenso, calcoli a rischio di appiattimento ed errori

Secondo l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), la formula di calcolo dell’equo compenso proposta nel Correttivo rappresenta un compromesso, ma risulta penalizzante, con un appiattimento verso il basso

La Rete delle Professioni Tecniche (RPT) ha segnalato inoltre la presenza di un errore nella formula di applicazione presente nell’Allegato 1, che potrebbe mettere a rischio le gare.

RPT ha sottolineato che nel Correttivo Appalti bisognerebbe inserire il riferimento esplicito alla legge sull’equo compenso invece di richiamare il principio solo in via generale.
 

Limiti all’appalto integrato

Fondazione Inarcassa ha espresso la sua contrarietà sull’appalto integrato che, secondo il presidente, Andrea De Maio, è “un istituto che non riduce i costi né i tempi realizzativi, come peraltro confermato da Anac nel 2021 - lede il principio di terzietà del progettista, a garanzia della pubblica amministrazione”.
 
Fondazione Inarcassa propone quindi di limitarne il ricorso ai soli casi in cui l’impresa può dare un particolare contributo in termini di innovazione tecnologica e comunque per opere il cui importo dei lavori sia superiore alla soglia comunitaria.
 
 

Utilizzare i concorsi di progettazione a 2 fasi

RPT si è espressa sui concorsi di progettazione segnalando che la disciplina a una sola fase vìola il principio di proporzionalità perchè la richiesta che tutti i partecipanti forniscano gratuitamente un progetto di fattibilità tecnica ed economica comporta un lavoro ingente già in fase di partecipazione, con un conseguente elevato e non giustificato costo complessivo della procedura stessa. 
 
RPT aggiunge che il concorso di progettazione a una sola fase riduce l’apertura del mercato in quanto eccessivamente oneroso per i partecipanti e comporta una maggiore complessità di valutazione da parte della giuria, con considerevole allungamento dei tempi della procedura.
 
Quindi, RPT propende per il concorso in due fasi: concorso di idee e concorso di progettazione.
 

BIM obbligatorio da 500mila euro dal 2026

RPT ha espresso perplessità anche sull’obbligo di BIM. Per via del ritardo di tutta la filiera, sottolinea, il Correttivo Appalti incrementa da 1 milione di euro a 2 milioni di euro il valore che fa scattare l’obbligo di utilizzo del BIM dal 2025.
 
Secondo RPT, dal 2026 sarebbe opportuno abbassare nuovamente tale soglia a 500mila o 1 milione di euro.
 

Incarichi professionali fuori dagli accordi quadro

Secondo Fondazione Inarcassa, l’accordo quadro è utilizzato per stazioni appaltanti medio-grandi che, per evitare le gare accorpano in un unico grande appalto l’affidamento di tanti incarichi professionali tra loro diversi, non omogenei, non standardizzabili e non ripetitivi.
 
Fondazione Inarcassa ritiene che nei servizi di natura intellettuale l’accordo quadro debba essere impedito perché distorce la concorrenza, ponendosi in contrasto con i principi dello Small Business. Il progetto infatti, afferma Fondazione Inarcassa, è un prodotto dell’intelletto e non il frutto di un processo industriale.
 
A detta di RPT, gli accordi quadro funzionano quando c'è una standardizzazione degli interventi, soprattutto nel campo di realizzazione delle opere o di forniture di materiale, ma non funzionano per le attività professionali che sono singole e specifiche.
 
Per l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), gli accordi quadro rischiano di lasciare inattuati i lavori affidati. Ance propone quindi di garantire una percentuale minima di lavori per gli appaltatori, che si impegnerebbero quindi a dare attuazione all’accordo.
 
 

Soglie troppo alte per affidamenti diretti e procedure negoziate

Anac lamenta l’assenza dal Decreto Correttivo di interventi a favore di una maggiore concorrenza perché permangono le soglie elevate per gli affidamenti diretti e per le procedure negoziate senza previa pubblicazione di bando, ma non ci sono iniziative per favorire la trasparenza e la pubblicità.
 
Ance sottolinea poi che le procedure negoziate senza bando sono possibili fino alla soglia comunitaria (5,5 milioni di euro per i lavori), ma al di sopra dei 2 o 3 milioni di euro sarebbe opportuno garantire la massima pubblicità delle procedure con l’obbligo di invito a tutti coloro che abbiano manifestato interesse a partecipare.
 

Revisione dei prezzi penalizzante

Ance illustra che il Correttivo Appalti riconosce all'impresa soltanto l'eccedenza di ciò che supera la soglia del 5% e nella misura dell’80%. Queste alee risultano eccessive e Ance propone di riconoscere all’appaltatore quantomeno l'intera variazione o di ridefinire le soglie rispettivamente al 2% e al 90%.
 
Lo stesso meccanismo di revisione dei prezzi è stato proposto dall’Associazione Nazionale Costruttori di Impianti e dei Servizi di Efficienza Energetica (Assistal).
 

Consentire la qualificazione con i lavori subappaltati

L’Ance chiede di consentire la qualificazione dell'appaltatore attraverso i lavori subappaltati, meccanismo vietato dal Correttivo Appalti.
 
Secondo l’Ance bisogna tenere in considerazione che l’appaltatore ha la responsabilità dell'intera opera, dà garanzie e svolge il ruolo di controllo e coordinamento dell’opera. Quindi, vietare all'appaltatore di qualificarsi specificamente sulle quote di subappalto significa uscire dalle regole europee, che sono a favore del subappalto, e privare l'appaltatore di qualificarsi su una serie di lavori per quali risponde sul piano delle responsabilità.
 

I prossimi step del Correttivo Appalti

Il Correttivo Appalti deve ricevere il via libera delle Commissioni Ambiente, Bilancio e Politiche dell'Unione Europea di Camera e Senato entro metà dicembre. 
 
Dopo il passaggio parlamentare, il Correttivo Appalti deve incassare i pareri positivi della Conferenza Unificata e del Consiglio di Stato per poi tornare in Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva.
 
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