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Cnappc: ‘gli architetti associati siano agevolati come le start up’

Cnappc: ‘gli architetti associati siano agevolati come le start up’

Il Consiglio Nazionale Architetti chiede di estendere i bonus previsti dalla Legge di Stabilità 2015 ai professionisti che si aggregano

Vedi Aggiornamento del 18/04/2016
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 18/04/2016
30/10/2014 - Estendere ai professionisti che si aggregano le agevolazioni fiscali che la legge di Stabilità 2015 prevede per le attività di impresa e di lavoro autonomo nella fase di start up.
 
Lo chiede il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc) “per sostenere coerentemente gli obiettivi della Riforma delle Professioni e per rendere i professionisti italiani capaci di affrontare il mercato globale, offrendo al meglio le loro capacità tecniche e intellettuali”.
 
“Per le attività di impresa e di lavoro autonomo - spiega la nota degli architetti - le misure del Governo prevedono un nuovo regime forfettario con la riduzione del reddito imponibile, nella misura di un terzo nel primo periodo di imposta e nei due successivi, che non si applica, invece, a quei soggetti che operano non individualmente, ma in maniera ‘aggregata’”.
 
Si tratta dell’art. 9, commi 11 e 12, del ddl Stabilità 2015 in cui si dispone che, al fine di favorire l’avvio di nuove attività, per i primi tre periodi d’imposta, il reddito determinato applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti il coefficiente di redditività indicato nell’Allegato 4 alla Stabilità, diverso a seconda dell’attività esercitata, viene ridotto di un terzo e poi tassato forfettariamente al 15%.
 
L’agevolazione per l’avvio di nuove attività è fruibile dai contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, cioè le Partite Iva. Sono quindi escluse le aggregazioni di professionisti.
 
“Un modo, quello dell’aggregazione - continua il Cnappc -, cui ricorrono gli architetti ed i professionisti in genere per fronteggiare, attraverso la costituzione in forme giuridiche quali società, ATI o associazioni professionali, gli effetti della crisi che ha investito il Paese, suddividendo tra un numero maggiore di soggetti i costi di gestione dell’attività e i profili di rischio”.
 
Il Consiglio Nazionale chiede “un sistema di ‘tassazione’ agevolato per le forme collettive di esercizio dell’attività professionale, prevedendo, ad esempio, l’esclusione dall’imposizione di una parte del reddito o, in alternativa, l’applicazione di aliquote ‘agevolate’ limitatamente alla fase di start up che potrebbe prolungarsi, ad esempio, per i primi tre periodi di imposta”.
 
“I 150 mila architetti italiani - conclude il Consiglio Nazionale - sono pronti a cambiare anche profondamente i loro Studi professionali e, per integrare conoscenze e competenze, ad organizzarsi in reti professionali e interprofessionali sul territorio nazionale e nel mondo: chiedono il sostegno dello Stato in un processo di trasformazione epocale, che può rimettere il lavoro intellettuale al centro delle politiche di sviluppo”.
 
Come detto prima, il regime agevolato (riduzione di un terzo per tre anni del reddito e tassazione al 15%) è riservato alle nuove attività autonome di impresa e professionali. Gli stessi soggetti per i quali - se già operativi - è prevista l’imposta forfettaria del 15% (sostitutiva di Irpef, Irap e addizionali regionali e comunali) senza riduzioni.
 
Si tratta del regime di tassazione a forfait per le Partite Iva con redditi bassi che il Cnappc  aveva bocciato, affermando che “il Governo spara sulla Croce Rossa penalizzando la nostra categoria professionale già alle soglie dell’incapienza”.
 
 

 
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