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Rinnovabili, da Copenhagen nessuna soluzione vincolante

Rinnovabili, da Copenhagen nessuna soluzione vincolante

Ban Ki-moon: al vertice approvazione di principi essenziali da negoziare nel 2010

Vedi Aggiornamento del 30/11/2010
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 30/11/2010
27/10/2009 - Si potrebbe concludere con un nulla di fatto il vertice di Copenhagen. I negoziati della Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che dovrebbero individuare i percorsi successivi al Protocollo di Kyoto, si svolgeranno dal 7 al 18 dicembre e saranno preceduti dal Key Energy di Rimini, in programma fino al 31 ottobre nell’ambito di Ecomondo, fiera internazionale su sviluppo sostenibile e recupero di materia ed energia, nonché dall’incontro di Barcellona nella prima settimana di novembre.
 
A prospettare soluzioni non definitive sono gli esponenti del mondo politico ed energetico internazionale, ma anche molti Paesi responsabili del surriscaldamento globale che, a causa di mancanza di tempo e opportunità economiche, per il momento mirano a scelte non definitive, rimandando alla fine del 2010 gli accordi più stringenti.
 
È di questa idea il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon , che comunque ritiene il vertice indispensabile per l’approvazione di un pacchetto di principi essenziali sul riscaldamento globale da discutere in un secondo momento.
 
Spera in una base di accordo da ratificare il prossimo anno che vada oltre la semplice dichiarazione di principio il responsabile dell'Onu per i cambiamenti climatici, Yvo De Boer , consapevole della mancanza di tempo che rende impossibile il raggiungimento di una soluzione complessiva e vincolante. Necessario quindi l’impegno a continuare le trattative nel 2010.
 
Dello stesso avviso il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola , che a fronte di un incontro non risolutivo vede comunque un importante passo avanti verso la sostenibilità energetica. Sullo slittamento dell’accordo definitivo pesano il piano energetico degli Stati Uniti , che sarà pronto entro la prossima primavera, e l’impreparazione di paesi come la Cina , che nonostante una rinnovata coscienza ambientalista non hanno ancora gli strumenti necessari all’attuazione di politiche energetiche avanzate.
 
Più ottimista il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo , che confida in un accordo politico per la riduzione della CO2, cui faranno seguito i dettagli giuridici. In ambito europeo il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente ha approvato un documento che entro il 2050 prevede la riduzione dall’80% al 95% delle emissioni di anidride carbonica.
 
Inquinamento e crisi : Secondo lo Iea , International Energy Agency, la crisi finanziaria mondiale ha ridotto del 3% le emissioni di CO2, segnando un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi 40 anni di crescita. La diminuzione nella produzione di anidride carbonica potrebbe arrivare al 5% nel 2020, trasformando di fatto la crisi in una opportunità per l’ambiente. Ciò non significa sperare in una mancata ripresa, ma avviare il sistema energetico sulla traiettoria di una stabilizzazione delle emissioni tanto da portare la concentrazione dei gas serra nella composizione chimica dell'atmosfera alle 450 parti per milione di CO2 equivalente, in linea con l'obiettivo di non sorpassare i 2°C della temperatura media globale del pianeta rispetto a quella presente in epoca preindustriale.

Effetto dei ritardi : Secondo il direttore esecutivo dell'IEA, Nobuo Tanaka, ogni hanno di ritardo nell’applicazione della “green economy” aggiunge 500 miliardi di dollari agli investimenti necessari per il ripristino climatico tra il 2010 e il 2030. Necessaria quindi un’inversione di tendenza anche nei Paesi in via di sviluppo, i cui consumi di combustibili fossili hanno sorpassato quelli delle realtà più industrializzate. 
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