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Beni culturali, Architetti: la vita contemporanea riusi la storia

Beni culturali, Architetti: la vita contemporanea riusi la storia

Il Consiglio Nazionale propone incentivi ai privati per tornare a vivere e a lavorare nei borghi antichi

Vedi Aggiornamento del 05/01/2016
Beni culturali, Architetti: la vita contemporanea riusi la storia
di Alessandra Marra
Vedi Aggiornamento del 05/01/2016
20/03/2015 - Coniugare la tutela dei beni architettonici e paesaggistici con i principi del riuso, della riqualificazione e dell’innovazione tecnologica in modo da far penetrare la vita contemporanea nei monumenti antichi.
 
Questo l’obiettivo da raggiungere, secondo Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, con la riforma voluta dal Ministro dei Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini.

Nel corso del convegno “Il nuovo futuro dell'antico: la riforma Franceschini”, organizzato dall'Ordine degli architetti di Roma, Freyrie ha dichiarato che “serve una nuova politica di tutela dei monumenti che tenga conto dei nuovi paradigmi di riduzione del consumo del suolo e di riuso delle aree urbane, di confort abitativo ma anche di innovazione tecnologica e di risparmio energetico”.
 
E' stata inoltre messa in evidenza la necessità di un cambiamento nell’approccio alla tutela; non servono più contrapposizioni ideologiche tra coloro che vogliono demolire e chi considera intoccabile qualunque preesistenza.
 
Gli architetti si sono dichiarati pronti a collaborare alla riforma ma hanno anche evidenziato l'importanza di coinvolgere i cittadini nella tutela dei centri e dei borghi storici.
 
Per rendere maggiormente partecipi i cittadini privati allo sviluppo dei centri storici minori, spesso abbandonati per costruire “orribili sobborghi”, bisogna puntare sull’incentivazione, anche fiscale, al loro riuso, creando le condizioni per far tornare a vivere e a lavorare in quei luoghi.
 
“Dove c'è la vita normale dei cittadini - continua Freyrie - devono esserci tutela e manutenzione, ma anche le condizioni tecniche, scientifiche e culturali perché la vita contemporanea riusi la storia: il rischio altrimenti è quello della museificazione e di comportamenti simili a quelli delle comunità hamish degli Stati Uniti che continuano a vivere in un passato che intorno a loro nemmeno esiste più”.

Per il presidente degli architetti italiani bisogna ricorrere alla collaborazione economica con i privati per sostenere lo “sterminato patrimonio dei beni culturali” dell’Italia che non potrebbe essere sostenuto solo dal bilancio pubblico.

“Con un lavoro intelligente e aperto di educazione civica di linee guida per i progetti, di formazione dei progettisti e di dialogo culturale, si può rinnovare il modello della tutela dei beni architettonici e ambientali che oggi hanno bisogno di meno sottoscrizioni e di appelli sui quotidiani  e di un maggiore e concreto coinvolgimento della comunità dei cittadini” ha concluso Freyrie.

"A questa iniziativa che ha aperto un rapporto diretto fra Ministero dei beni culturali e architetti ne seguiranno altre più specifiche perchè è importante stabilire un rapporto continuo specie sul piano della formazione degli architetti in un settore che può essere strategico per la professione" ha dichiarato Virginia Rossini, responsabile del Dipartimento dei Beni culturali dell'ordine degli architetti di Roma.



 
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