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Riforma accesso professioni: stop al dpr Siliquini

Riforma accesso professioni: stop al dpr Siliquini

Alla Corte dei conti non arrivano i chiarimenti richiesti

di Roberta Dragone
19/07/2006 - Addio allo schema di regolamento per la riforma dell’accesso alle professioni messo a punto dall’ex sottosegretario all’Istruzione Maria Grazia Siliquini. La notizia non è ancora ufficiale, ma si esclude che, dopo tante pause di riflessione, il provvedimento possa riprendere l’iter che lo porti a destinazione. Lo schema di provvedimento, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 29 marzo scorso e firmato dal Presidente della Repubblica l’11 aprile 2006 – disciplina i requisiti per l’ammissione all’esame di Stato e le prove per l’esercizio professionale, introducendo l’obbligo del tirocinio, anche laddove oggi non sia previsto, ed una serie di nuove regole per le procedure di svolgimento degli esami di stato. Sin dalla prima approvazione da parte del Consiglio dei Ministri avvenuta il 22 dicembre scorso, il provvedimento è stato oggetto di aspre polemiche. Di qui le diverse sospensioni nell’iter di approvazione. La prima sospensione giungeva col parere interlocutorio emesso nell’Adunanza del 23 gennaio scorso. Occasione in cui il Consiglio di Stato chiedeva un riesame del testo. Il motivo: il “regolamento” è uno strumento inidoneo; solo con la “legge” lo Stato può intervenire sull’individuazione dei profili e dei titoli professionali. Nell’Adunanza plenaria del 13 marzo 2006 il Consiglio di Stato confermava la bocciatura dei titoli di studio per l’accesso alle professioni e la restrizione del tirocinio. E richiedeva per questo un riesame del testo. Il Ministero dell’Istruzione rispondeva accordando le modifiche relative ai titoli di studio per l’accesso alle professioni, e cancellando pertanto la laurea come titolo esclusivo. Confermava tuttavia il tirocinio. Lo schema di regolamento è stato successivamente inviato alla Corte dei Conti per il controllo di legittimità. E qui è stato nuovamente bloccato. La Corte dei Conti ha richiesto al nuovo Miur maggiori chiarimenti. L’ufficio del neoministro Fabio Mussi avrebbe dovuto inviare i suddetti chiarimenti entro il 15 luglio. Scaduto dunque il termine ultimo per un nuovo colpo di scena. Sembrerebbe che il nuovo Miur sia deciso a bloccare definitivamente il travagliato iter del tanto discusso provvedimento. I chiarimenti richiesti dalla Corte dei Conti non saranno inviati.
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